Intervista all’ Avv. Federica Mariottino.
A cura della Dottoressa Francesca Iesu
- Com’è nata l’idea dello Spazio Etico? Da quali esigenze discende questa iniziativa?
L’idea dello Spazio Etico nasce dall’ascolto attento di un disagio silenzioso ma diffuso all’interno del Palazzo di Giustizia di Napoli. Avvocati, magistrati, personale amministrativo e operatori del diritto vivono quotidianamente un contesto ad alta pressione emotiva, in cui il carico di responsabilità professionale spesso non trova un adeguato bilanciamento con le esigenze personali, relazionali e familiari. Lo Spazio Etico nasce proprio dalla consapevolezza che il diritto, per essere realmente giusto, deve prendersi cura anche delle persone che lo amministrano. È un progetto che affonda le sue radici nella responsabilità sociale dell’avvocatura e in una visione del diritto come pratica profondamente umana.
- Da chi è stato ideato il progetto? Che ruolo ha avuto il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli? È un modello replicabile?
Il progetto è frutto di una sinergia tra il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, le sue Commissioni – in particolare quella per la bioetica – e una rete di professionisti ed Enti, come l’Associazione Spazi Etici Ets, molto sensibili ai temi del benessere, dell’etica e dell’inclusione. Il Consiglio dell’Ordine ha avuto un ruolo centrale, non solo di impulso istituzionale ma anche di sostegno concreto e continuo. Ritengo che lo Spazio Etico rappresenti un modello virtuoso, pienamente replicabile anche in altri Ordini forensi, perché risponde a bisogni trasversali e universali del mondo delle professioni legali. In realtà non c’è un posto al mondo in cui non trovi posto uno Spazio Etico. A partire dagli ospedali, passando per le scuole, per tutti i luoghi istituzionali e non, finanche nelle case private.
- In che modo questo progetto supporta indirettamente le attività forensi?
Sostenere la persona significa migliorare la qualità del lavoro professionale. Uno spazio che riconosce e accoglie i bisogni umani degli operatori del diritto, favorisce concentrazione, equilibrio, serenità e senso di appartenenza. Tutto ciò si traduce in una pratica forense più consapevole, responsabile ed efficace. Lo Spazio Etico non è una pausa dal lavoro, ma una condizione che rende il lavoro più sostenibile e, quindi, migliore.
- Quali iniziative ospita e ospiterà lo Spazio Etico e a chi sono rivolte?
Lo Spazio Etico accoglie e accoglierà iniziative di ascolto, supporto e formazione: sportelli di consulenza, momenti di riflessione etica, incontri su temi come la genitorialità, la salute psicologica, la conciliazione vita-lavoro, la deontologia e i diritti della persona. È uno spazio aperto a tutti gli operatori del Palazzo di Giustizia, senza distinzioni di ruolo, nella convinzione che l’etica sia un patrimonio comune.
- Dal punto di vista giuridico, che valore ha la Stanza di Giulia?
La Stanza di Giulia rende concreti principi che spesso restano astratti: tutela della genitorialità, pari dignità, inclusione. Dal punto di vista dei diritti della persona, rappresenta una traduzione pratica degli articoli costituzionali che tutelano la famiglia, la maternità e il lavoro. Non è una concessione, ma il riconoscimento di un diritto fondamentale a vivere pienamente, sia la dimensione professionale che quella genitoriale.
- Com’è strutturata la Stanza di Giulia e chi la gestisce?
La Stanza di Giulia si trova proprio all’interno dello Spazio Etico del COA ed è pensata come un ambiente accogliente, riservato, funzionale, in netta discontinuità con l’austerità degli spazi giudiziari tradizionali. È dotata di arredi adeguati per l’allattamento e la cura dei bambini, pensati per garantire comfort e privacy. La gestione e il coordinamento avvengono in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati e con figure dedicate, nel rispetto delle regole del Tribunale.
- Esistono protocolli di accesso e limiti orari?
Sì, l’accesso è regolato da protocolli chiari, pensati per garantire un utilizzo ordinato, sicuro e rispettoso delle esigenze di tutti. L’uso è consentito in fasce orarie compatibili con l’attività giudiziaria o formativa, proprio per integrare la stanza nella vita quotidiana del Palazzo senza creare disfunzioni.
- Che valore simbolico ha una stanza di allattamento in un tribunale?
Il valore simbolico è fortissimo. Inserire una stanza di allattamento in un tribunale significa affermare che la giustizia non è neutra rispetto alla vita reale delle persone. È un messaggio chiaro di inclusione e di civiltà giuridica, che può incidere positivamente sulla permanenza e sulla valorizzazione delle donne nei contesti professionali e istituzionali, senza costringerle a scegliere tra carriera e genitorialità.
- Se dovesse riassumere in una frase il messaggio dello Spazio Etico?
“Lo Spazio Etico realizza l’aspetto autentico della giustizia che può dirsi appunto autentica solo quando si prende cura delle persone che la rendono possibile”.
- Qual è la visione culturale e professionale alla base di questa idea?
La visione è quella di un’avvocatura consapevole del proprio ruolo etico e sociale, non riducibile a mera tecnica. In un contesto sociale complesso come quello attuale, riaffermare la centralità dell’etica significa restituire dignità alle professioni legali e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Lo Spazio Etico è un segnale concreto di questa visione: un diritto che non dimentica l’umanità da cui nasce e a cui deve rispondere.
